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Mi viene il vomito, è più forte di me

C’è stato un tempo che ho appoggiato idealmente il Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo, ma non l’ho mai votato perché, come ho spiegato su questo blog quasi otto anni fa, ero (e sono sempre più) convinto che votare non solo è diventato inutile, ma paradossalmente finisce per legittimare il Sistema di potere. Tuttavia trovavo gli obiettivi indicati da Grillo e Casaleggio abbastanza in sintonia con il mio pensiero, inoltre le persone che andavano formando il M5S erano, se non altro, dei volti nuovi, apparentemente scollegati dalla classe politica italiana, almeno di quella che viene comunemente definita Seconda Repubblica.

C’è stato un tempo che guardavo con simpatia le iniziative di quel giovani parlamentari un po’ impacciati, ma determinati a non fare sconti alla maggioranza, all’indomani delle elezioni politiche del 2013, quando il M5S raccolse il 25% dei consensi e non volle allearsi con nessun’altra forza politica. Orgoglioso delle sue dirette streaming in cui aveva ridicolizzato Pier Luigi Bersani (Gargamella) prima e litigato con Matteo Renzi poi, lasciando che PD e Forza Italia si mettessero insieme e governassero l’Italia per cinque lunghi anni.

In quegli anni abbiamo assistito al siluramento amico di Franco Marini e Romano Prodi come candidati PD alla Presidenza della Repubblica da parte di Renzi, preferendogli Napolitano prima (ottenendo anche le dimissioni di Bersani da segretario PD) e Sergio Mattarella due anni dopo, in felice accordo con Silvio Berlusconi. Con l’hashtag “Enrico stai sereno”, Renzi silurava amichevolmente anche il premier del suo partito, Enrico Letta, per prenderne il posto a Palazzo Chigi, all’apice della sua parabola, forte del 40% di consensi ottenuto alle europee. Renzi a capo del governo è finalmente riuscito nell’impresa di abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in cui aveva fallito Berlusconi. In un crescendo di onnipotenza ha tentato persino di stravolgere la Costituzione, scommettendo il suo futuro politico sul referendum confermativo che ha fortunatamente perso. Lungi dall’abbandonare la politica, come aveva affermato in caso di sconfitta, con grande coerenza s’è invece candidato a quel Senato che voleva abolire, lasciando infine la segreteria del PD dopo averlo portato al livello più basso di consensi nelle elezioni politiche del 2018. Ma la sua perniciosità non era ancora finita, avendo avuto modo di scegliersi i candidati a quelle elezioni.

C’è stato un tempo che seguivo con passione ed attenzione il blog di uno sconosciuto Alberto Bagnai, professore di economia all’università di Pescara, che andando controcorrente, spiegava come l’euro fosse stato concepito quale strumento di disciplina sociale oltre che economica, argomentando da sinistra contro i suoi colleghi mainstream. C’è stato un tempo in cui interloquivo con lui e provavo una profonda ammirazione nei suoi confronti, soprattutto all’indomani della vicenda greca, sotto ricatto da parte della UE e della BCE guidata da Mario Draghi. Ho letto i suoi due libri sull’uscita dall’euro e li ho trovati ben argomentati e molto convincenti. Pur lamentando una censura da parte de Il Manifesto, era comunque in sintonia con economisti e storici di sinistra quali Emiliano Brancaccio, Vladimiro Giacché ed Alfredo D’Attorre. Eppure, dopo quasi sei anni di spiegazioni ed analisi sul suo blog, forse convinto dal vivace Claudio Borghi, si è inopinatamente candidato al Senato nelle file della Lega per Salvini premier alle scorse elezioni. Eletto, viene chiamato a ricoprire la presidenza della Commissione Finanze dalla maggioranza con lo stesso Movimento 5 Stelle di cui aveva scritto peste e corna sul suo blog (gli ortotteri).

Ora, grazie al presidente Mattarella, sono tutti insieme appassionatamente a sorreggere Draghi, qualunque cosa faccia. Grillo (l’elevato) con il suo M5S, variante acrobatica-ambientalista, in procinto di passare sotto la guida di Giuseppe Conte, alla faccia delle decisioni dal basso. Salvini, con la sua Lega sovranista in abiti europeisti ed il suo economista di riferimento, Bagnai, che avrebbe voluto l’uscita dall’euro ed ora forse sorseggia amabilmente con il presidente del Consiglio dopo aver scritto “Draghi! portece n’altro ltro”. Renzi, con il suo minuscolo partitino IV, scissosi dal PD ma ancora in grado di influenzarne le sorti, cantore di quel Rinascimento arabo, nel bel mezzo della crisi di governo che aveva provocato, ben remunerato dal principe Mohammed Bin Salman, che la CIA ha indicato quale mandante dell’assassinio e smembramento del giornalista Khashoggi all’interno dell’ambasciata araba a Istambul. Berlusconi (lo Psiconano) con la sua Forza Italia in caduta libera, ma che rientra felicemente nel governo e mette fine al periodo di astinenza dal Potere, regalandoci lo spettacolo di una Chimera politica avente i volti di Roberto Speranza e di Mariastella Gelmini in conferenza stampa congiunta, facenti le veci di un Draghi operoso ma silente.

Chi dimentico? Il PD. L’Idra a nove teste (forse nel PD sono di più) costantemente affamata di Potere che divora persino il suo leader Nicola Zingaretti se il Potere non è sufficiente a placarne gli appetiti.

Povera Italia, non bastava la pandemia con i suoi centomila morti, i 180 miliardi di PIL persi, i 160 miliardi di aumento del debito pubblico e il milione in più di poveri.

Chiudo con le parole di Vasco Rossi.

E mi ricordo chi voleva

Al potere la fantasia…

Erano giorni di grandi sogni… sai

Eran vere anche le utopie.

Ma non ricordo se chi c’era

Aveva queste facce qui

Non mi dire che è proprio così

Non mi dire che son quelli lì!

….

Sì!!!!

Stupendo!

Mi Viene Il Vomito!

è più forte di me!

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore