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La civiltà industriale verso un collasso irreversibile?

Studiosi di scienze naturali e sociali hanno sviluppato un nuovo modello di come una ‘tempesta perfetta’ di crisi potrebbe disfare il sistema globale

This Nasa Earth Observatory image shows a storm system circling around an area of extreme low pressure in 2010, which many scientists attribute to climate change. Photograph: AFP/Getty Images

Un nuovo studio sponsorizzato dal Goddard Space Flight Center della Nasa ha evidenziato la prospettiva che la civiltà industriale globale possa collassare nei prossimi decenni a causa dell’insostenibile sfruttamento delle risorse e della distribuzione della ricchezza sempre più diseguale.

Notando che gli avvertimenti di ‘collasso’ sono spesso visti come marginali o controversi, lo studio cerca di dare un senso con convincenti dati storici che dimostrano come “il processo di ascesa e crollo è in realtà un ciclo ricorrente nel corso della storia“. Casi di gravi collassi di civiltà a causa di un “crollo precipitoso – spesso durato secoli – sono stati abbastanza comuni“.

Il progetto di ricerca si basa su un nuovo modello interdisciplinare di ‘Dinamica Umana e Naturale’ (HANDY), guidato dal matematico applicato Safa Motesharrei della US National Science Foundation supportato dal National Socio-Environmental Synthesis Center, in collaborazione con un team di studiosi di scienze naturali e sociali. Lo studio basato sul modello HANDY è stato accettato per la pubblicazione nel peer-reviewed Elsevier journal, Ecological Economics.

Esso constata che, in base ai dati storici, civiltà complesse anche avanzate sono suscettibili di crollare, sollevando dubbi circa la sostenibilità della civiltà moderna:

La caduta dell’impero romano, e degli altrettanto (se non più) avanzati imperi Han, Maurya e Gupta, così come tanti imperi mesopotamici avanzati, sono tutti testimonianza del fatto che civiltà avanzate, sofisticate, complesse e creative possono essere sia fragili che temporanee.

Studiando le dinamiche uomo-natura di questi casi passati di collasso, il progetto individua i fattori interrelati più salienti che spiegano il declino della civiltà, e che possono contribuire a determinare il rischio di crollo oggi: vale a dire, Popolazione, Clima, Acqua, Agricoltura ed Energia.

Questi fattori possono portare al collasso quando convergono per generare due funzioni sociali fondamentali: “lo stiramento delle risorse a causa della tensione posta sulla capacità di carico ecologico” e “la stratificazione economica della società in elites [ricchi] e masse (o “gente comune”) [poveri]” Questi fenomeni sociali hanno svolto “un ruolo centrale nel carattere o nel processo di collasso”, in tutti questi casi durante “gli ultimi 5000 anni.

Attualmente, alti livelli di stratificazione economica sono collegati direttamente al consumo eccessivo di risorse, con le “elite” in gran parte basate nei paesi industrializzati responsabili perché:

… Il surplus accumulato non è distribuito uniformemente in tutta la società, ma piuttosto è controllato da una élite. Mentre per la massa della popolazione, che produce la ricchezza, viene allocata solo una piccola parte di essa da parte delle élite, di solito appena al di sopra del livello di sussistenza.

Lo studio contesta chi sostiene che la tecnologia risolverà questi problemi aumentando l’efficienza:

Il cambiamento tecnologico può aumentare l’efficienza dell’uso delle risorse, ma tende anche ad aumentare sia il consumo di risorse pro-capite che la scala di estrazione delle risorse, in modo che, in assenza di correttivi politici, gli aumenti dei consumi spesso compensano la maggiore efficienza nell’uso delle risorse.

Gli aumenti di produttività in agricoltura e nell’industria negli ultimi due secoli sono venuti da un “aumento (anziché diminuzione) del throughput di risorse“, nonostante drammatici incrementi di efficienza nello stesso periodo.

Modellando una serie di scenari diversi, Motesharri e i suoi colleghi concludono che in condizioni “che riflettono da vicino la realtà del mondo di oggi … scopriamo che il collasso è difficile da evitare“. Nel primo di questi scenari, la civiltà:

…. sembra stare su un percorso sostenibile per un periodo piuttosto lungo, ma anche applicando un tasso di esaurimento ottimale e partendo da un piccolo numero di elites, le elites alla fine consumano troppo, causando una carestia tra la gente comune che alla fine causa il collasso della società. È importante notare che questo collasso di Tipo L, è dovuto ad una carestia indotta dalla disuguaglianza che provoca una perdita di lavoratori, piuttosto che ad un collasso della Natura. 

Un altro scenario si concentra sul ruolo del continuo sfruttamento delle risorse, scoprendo che “con un tasso maggiore di esaurimento, il declino della gente comune avviene più velocemente, mentre le élite sono ancora fiorenti, ma alla fine la gente comune collassa completamente, seguita dalle élite“.

In entrambi gli scenari, i monopoli di ricchezza delle elite dimostrano che essi sono tamponati dalla maggior parte degli “effetti negativi del crollo ambientale fino a molto dopo la gente comune“, permettendo loro di “continuare a fare ‘business as usual’, nonostante la catastrofe imminente.” Lo stesso meccanismo, sostengono, potrebbe spiegare come “il verificarsi di crolli storici sia stato permesso dalle élite che sembrano essere ignare della traiettoria catastrofica (più evidente nei casi degli imperi Romano e Maya).

Applicando questa lezione per la nostra situazione contemporanea, lo studio avverte che:

Mentre alcuni membri della società potrebbero sollevare l’allarme che il sistema si sta muovendo verso un collasso imminente e quindi sostenere cambiamenti strutturali della società, al fine di evitare che, le elites e i loro sostenitori che si oppongono ad apportare queste modifiche, possano puntare alla traiettoria di lunga sostenibilità, ‘finora adottata’ a sostegno del non fare nulla.

Tuttavia, gli scienziati sottolineano che gli scenari peggiori non sono affatto inevitabili, e suggeriscono che una politica appropriata e cambiamenti strutturali potrebbero evitare il collasso, se non spianare la strada verso una civiltà più stabile.

Le soluzioni principali consistono nel ridurre la disuguaglianza economica, in modo da garantire una distribuzione più equa delle risorse, ridurre drasticamente il consumo di risorse basandosi su uno sfruttamento meno intensivo di risorse rinnovabili, e ridurre la crescita della popolazione:

Il collasso può essere evitato e la popolazione può raggiungere l’equilibrio se il tasso pro capite di sfruttamento della natura è ridotto a un livello sostenibile, e se le risorse sono distribuite in modo abbastanza equo.

Il modello HANDY, finanziato dalla Nasa, offre una sveglia molto credibile a governi, aziende e imprese – e consumatori – per riconoscere che ‘business as usual‘ non è sostenibile, e che cambiamenti politici e strutturali sono immediatamente necessari.

Anche se lo studio è in gran parte teorico, una serie di altri studi più empiricamente focalizzati – da parte di KPMG e dell’Ufficio governativo britannico della Scienza, per esempio – hanno avvertito che la convergenza delle crisi alimentari, acqua ed energia potrebbe creare una ‘tempesta perfetta’ in circa quindici anni. Ma queste previsioni “business as usual” potrebbero essere molto conservatrici.

 

Dr Nafeez Ahmed è direttore esecutivo del Institute for Policy Research & Development e autore di Guida per l’utente alla crisi di civiltà: e come salvarla, ed altri libri. Seguilo su Twitter @ nafeezahmed

Articolo originale: http://www.theguardian.com/environment/earth-insight/2014/mar/14/nasa-civilisation-irreversible-collapse-study-scientists

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One Response to “La civiltà industriale verso un collasso irreversibile?”

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