Tamburi di guerra

La guerra globale del ventunesimo secoloNel precedente post Eterogenesi dei fini provavo a dare un’interpretazione alternativa alle teorie complottiste della fase complessa ed inedita che il mondo sta attraversando con la pandemia dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità all’inizio del 2020. Tuttavia, nell’enucleazione dei diversi fini che concorrono a determinare l’odierna situazione, ne ho volutamente tralasciato uno, forse il più importante, che merita senz’altro una trattazione a sé, ovvero la guerra.

Già nel mio vecchio post La guerra del terzo millennio dell’aprile 2012, analizzavo i diversi fattori del conflitto mondiale in atto da tempo su scala limitata e regionale, oggi è il caso di aggiornare quell’analisi alla luce della concretizzazione delle criticità più impattanti descritte in quel post di quasi un decennio fa, ovvero la fine annunciata del petrolio ed il sorpasso cinese.

Come spiegavo allora: “In realtà il petrolio ci sarà sempre, ma i costi d’estrazione tendono a raggiungere il suo valore energetico” a causa della sua scarsità e della domanda crescente. Sebbene la pandemia in atto ne abbia ridotto un po’ la domanda, è evidente che la successiva ripresa economica abbia comportato una risalita drammatica dei prezzi energetici, causa questa della forte impennata dell’inflazione. Anche se i governi provano a rassicurare popoli e mercati con iniziative di “transizione energetica”, l’uscita dall’economia basata sui combustibili fossili non sarà per nulla indolore. Inoltre ricordiamo sempre che eserciti, aviazioni e marine militari rimangono giganteschi consumatori di petrolio.

Riguardo al sorpasso cinese, scrivevo allora che: “Molti economisti prevedono il sorpasso della sua economia su quella americana entro il prossimo decennio (o anche meno). Da prima potenza economica a prima potenza militare il passo sarà breve. Sono disposti gli Usa a cedere lo scettro senza discutere? Sarà sostenibile l’enorme debito pubblico e privato americano senza più la supremazia mondiale?

La guerra, da locale e regionale, si appresta a divenire globale. Una guerra ultra-moderna che non verrà più combattuta da eserciti di milioni di uomini, bensì da pochi specialisti in grado di controllare e guidare macchine distruttive di cui non abbiamo la più pallida idea, droni e robot messi a punto in gran segreto negli ultimi anni, senza il clamore dei test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Armi satellitari e malware in grado di mettere fuori uso qualunque dispositivo computerizzato, di bloccare reti elettriche e di comunicazione. Di far apparire, ad esempio, sui display delle pompe di benzina iraniane il numero di telefono dell’ayatollah Khamenei insieme alla scritta “Dov’è il nostro petrolio Khamenei?”.

Tuttavia gli strateghi sanno bene che una guerra non si vince solo con armi sofisticate e distruttive. La guerra ultra-moderna si vince soprattutto sul fronte interno, compattando i propri cittadini alla resistenza ad oltranza, malgrado lutti e distruzioni. Se in gran segreto ogni potenza ha sviluppato negli ultimi anni nuove ed inimmaginabili armi, preparandosi militarmente alla guerra, ora è il momento di preparare i popoli. Occorre disciplinare le popolazioni. Abituare la gente, con il ricatto della paura, alla privazione di libertà e diritti, a starsene a casa zitti e buoni a guardare la TV. Assuefarla alla chiusura d’autorità di ogni attività, all’utilizzo di un lasciapassare per gli spostamenti ed alla militarizzazione della società civile. Serve collaudare la macchina propagandistica dell’informazione, affinché diffonda solo le notizie utili alla tenuta del fronte interno e divulgabili senza danno, soffocando diritto di critica e dissenso con l’argomento dell’indubitabile affidabilità tecnico-scientifica di quanto disposto dall’autorità. Bisogna instillare odio nella popolazione per isolare i dissenzienti, fomentandone la delazione e la discriminazione. In breve, occorre preparare il popolo alla guerra senza che lo si sappia, magari propalando la narrazione della guerra al virus.

Un virus che ha causato forse 5 milioni di morti in due anni, su di una popolazione di quasi 8 miliardi di individui. Quando solo l’inquinamento atmosferico ne causa 7 milioni l’anno.

Questa esercitazione globale sarà utile ad ogni governo, indipendentemente dalla collocazione geopolitica del paese. In Europa solo la Svezia, notoriamente neutrale ed ai margini del continente, sembra non volerne approfittarne a pieno. Mentre la pur neutrale Svizzera, al centro d’Europa, sa che un conflitto globale ultra-moderno la vedrebbe pienamente coinvolta, anche senza prenderne parte attiva. Poi ci sono popoli che hanno bisogno di essere più disciplinati, come quello italiano ad esempio, e popoli che ne hanno meno bisogno, come quello inglese, ma è d’uopo che tutti i paesi potenzialmente coinvolti, essenzialmente USA, paesi della NATO, Israele, Australia, Giappone, Brasile, Cina, India e Russia, si preparino.

Qualcuno può pensare che fortunatamente su Internet ci si potrà sempre esprimere liberamente, forse… A parte che da qualche tempo la censura comincia ad essere presente anche sui social network, ma ciò che più importa è che la rete Internet sarà la prima vittima del nuovo conflitto. Un attimo dopo lo scoppio della guerra globale ultra-moderna Internet si spegnerà e nessuno vi navigherà più.

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Pubblicato da Rosso Malpelo

Libero pensatore

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